Microscopia

(Tecno)Approfondimento di scienze della 2° A liceo tecnologico (ITCG Fontana - Rovereto - TN)

sabato, maggio 13, 2006

Principi del funzionamento del microscopio












Microscopio ottico


Osservazione di una sezione sottile di sughero



Componenti di un microscopio ottico antico


I microscopi sono strumenti utilizzati per produrre immagini visive ingrandite di oggetti troppo piccoli da osservare a occhio nudo.
Esso deve compiere tre fondamentali funzioni:
1 produrre un'immagine ingrandita del preparato,
2 separarne i particolari
3 rendere quest'ultimi visibili all'occhio umano.
Il nome completo del microscopio è "microscopio ottico", utile per distinguerlo dal microscopio semplice conosciuto come lente di ingrandimento.
Essenzialmente il microscopio ottico è composto da due lenti convergenti e convesse.
Queste due lenti sono nell'obbiettivo e nell'oculare, montate alle estremità di un tubo chiamato il tubo del corpo del microscopio.
L'obbiettivo, posto vicino all'oggetto da osservare produce un'immagine reale, ingrandita e capovolta, che viene a sua volta osservata attraverso l'oculare; esso riceve questa immagine nel proprio fuoco e la trasforma nell'immagine finale, che è virtuale, capovolta e ingrandita rispetto a quella reale.

Quindi ciò che noi osserviamo non è l'immagine reale del preparato, bensì quest' ultima molto più ingrandita dall'oculare.
Un obiettivo semplice ha due aerei focali che sono definiti dalla geometria dell'obiettivo e dal rapporto fra l'obiettivo e l'immagine messa a fuoco. I raggi luminosi che passano dall'obiettivo si incrociano e si uniscono all'aereo focale; i raggi che ne escono incrociano quelli che provengono dall'obiettivo all'aereo principale. La lunghezza focale di un obiettivo è definita come la distanza fra l'aereo principale e l'aereo focale.

Per comprendere bene ciò che avviene è importante anche capire cosa succede quando i nostri occhi osservano l'immagine.


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Essi sono capaci di distinguere i colori della parte visibile dello spettro: dal viola all'azzurro al giallo, all'arancio, al rosso; l'occhio non può percepire i raggi ultravioletti o infrarossi. Inoltre è sensibile ai cambiamenti di luminosità o di intensità luminosa. Quindi, un immagine per essere visibile all'occhio, deve essere presentata a colori dello spettro visibile e a determinati gradi di intensità luminosa. La parte della retina utilizzata per il rilevamento del colore sono le cellule del cono; le cellule che rilevano le variazioni di luce, sono le cellule dell'asta. Queste cellule sono situate sulla retina alla parte posteriore della parte interna dell'occhio. Infine, la distanza convenzionale della lente dall'occhio è di circa 25 cm.

Autori: Gaggia Massimo, Giori Fabrizio, Sartori Kristian

Fonti: http://micro.magnet.fsu.edu; http://it.encarta.msn.com;